Filosofía - L'atteggiamento aperto ed integrale nella vita e nel pensiero di Edith Stein, Felipe Peligrinelli
     

L'atteggiamento aperto ed integrale
nella vita e nel pensiero di Edith Stein

Introduzione

Entrando in contatto per la prima volta con il pensiero di Edith Stein (1891-1939) tramite questo nostro corso intitolato «Edith Stein, interprete di San Tommaso», mi sono messo davanti per la prima volta, oltre che ad un originale ed elaborato pensiero filosofico, ad una complessa e ricca personalità umana .

Da una parte , abbiamo una donna nata ed educata nel seno di una famiglia ebrea, inserita nell'ambito della cultura tedesca dei primi decenni del XX secolo. Da'll altra abbiamo anche una filosofa , una scrittrice e una professoressa impegnata, preoccupata della formazione delle donne del suo tempo, del problema sociale, antropologico e pedagogico.

Ma, certamente, fu anche Santa Teresa Benedetta della Croce; una donna che, spinta dalla sua sete di verità (1) , si convertì al cattolicesimo e che, camminando sulla scia di Gesù, scoprì la sua chiamata alla consacrazione a Dio, vivendo da religiosa carmelitana. Una donna, quindi, che entrata nel mistero della nostra riconciliazione tramite la Croce di Gesù, divenne santa; un vero e proprio esempio di vita cristiana che merita di essere definita come "martire della Riconciliazione” (2) .

Dunque, dinanzi a questa impressionante personalità, qualcuno potrebbe domandarsi: da che punto di vista partire per conoscerla di più?

Dobbiamo privilegiare il suo essere filosofa e guardare soltanto alle sue opere filosofiche? Dobbiamo lasciare da partetralasciare il suo essere cattolica e religiosa? Possiamo ignorare la sua origine in una famiglia ebrea, proprio in Germania? Ponendomi queste domande mi sono reso conto che, in realtà, non dovevo separare quello che mi si mostrava, in tutta la sua originalità, come un insieme. Responsabile cittadina tedesca, la Stein non aveva mai dimenticato le sue radici ebree (3). Non troviamo in lei una separazione tra l'identità tedesca e quella ebrea. Dopo il suo incontro personale con il Signore Gesù, attraverso un lungo periodo di ricerca umana e filosofica, non aveva mai separato l'aspetto propriamente filosofico e razionale dalle sue profonde esperienze religiose. Anzi, nel diventare religiosa, dedicandosi alla preghiera e all'impegno per la propria santità, non aveva mai abbandonato il “mestiere” di filosofa; ciò l'aveva portata ad un livello altissimo di sviluppo umano e scientifico. Non c'è in lei, quindi, separazione tra quello che si crede e quello che si pensa, tra esperienze religiose e filosofiche.

Insomma, ho presto capito che una delle chiavi di accesso, per così dire, alla vita e al pensiero della Stein non doveva essere un'arbitraria "partizione", forse mossa da qualche mio pregiudizio, bensì un atteggiamento integrale (4) . Nella vita della Stein, tutti questi elementi – donna, ebrea, tedesca, filosofa, professoressa, scrittrice, religiosa carmelitana, santa e martire – devono essere integrati esistenzialmente e non possono essere disgiunti. Chiunque si avvicini a lei, non può che stupirsi di come l'integralità sia un atteggiamento fortemente presente nella sua vita e, come vedremo, chiaramente espresso anche nel suo modo di fare filosofia.

Ma questo atteggiamento integrale da dove scaturisce? Accanto ad esso, vedo un altro atteggiamento altrettanto basilare della vita della Stein e che, in una certo senso, fonda la sua originaria integrazione esistenziale: la sua onesta apertura alla realtà . Come vedremo, questa apertura alla realtà non ha nulla a che vedere con un atteggiamento acritico, eclettico o ingenuo. Al contrario, l'apertura che troviamo nella sua vita e che certamente riscontriamo nel suo filosofare è spinta dalla sua sete per la verità e certamente anche incoraggiata dal metodo fenomenologico (5). In questo senso, si tratta di un'apertura alla realtà tale e quale essa ci si mostra, in tutte le sue dimensioni e sfumature; un lasciare che le cose stesse si presentino alla nostra coscienza, senza "tagliarne" nulla. Senza questa apertura alla realtà, non si potrebbe capire come tanti elementi – che ad uno sguardo ingenuo o pieno di pregiudizi sembrerebbero in opposizione – sono stati così integralmente vissuti (6).

In questo mio breve lavoro volevo mostrare, nella misura del possibile e anche come suggerimento a ulteriori ricerche, alcuni spunti della vita e del pensiero di Edith Stein in cui questi due atteggiamenti – l'apertura e L'integralità – possono essere ritrovati.

 

PRIMA PARTE

Edith Stein e l'incontro con la fenomenologia

Cos'è la “realtà”? Questa è, senza dubbio, una delle domande più affrontate e allo stesso tempo difficili da risolvere. Molti sono stati i filosofi, nella storia della filosofia, che hanno cercato di dare una risposta soddisfacente a tale delicata questione. Alle porte del secolo XX, nell'ambito tedesco, assistiamo al sorgere di una nuova prospettiva filosofica che cercherà di chiarire cosa sia la realtà; parliamo della fenomenologia di Edmund Husserl (7).

Questo nuovo approccio parte dalla convinzione che la realtà non si riduce a una semplice “aggregazione di cose” (8) che esistono. Essa ha qualcosa da offrirci; è riempita di senso e noi lo possiamo cogliere. Per compiere questo “mestiere”, dobbiamo innanzitutto cambiare quello atteggiamento naturale, ingenuo, abituale, che abbiamo nella vita quotidiana, per un atteggiamento più profondo, più critico. Questo cambio d'atteggiamento è fondamentale per metterci dinanzi alla realtà con un occhio più aperto, con la mente focalizzata nell'essenziale (9).

Fatto questo passo, il fenomenologo “ridurrà” il suo campo d'indagine mettendo tra parentesi quello che “naturalmente” già sa (per esempio, l'esistenza fattibile delle cose e così via) per coglierne la sua dimensione "eidetica” (10) . In questo nuovo modo di vedere le cose, cioè in questo “ ritorno alle cose stesse ” ma sotto un sguardo più profondo, ci si manifesta il mondo dei fenomeni (11) portatori di senso.

Dunque, la realtà, per la fenomenologia, è strutturalmente aperta alla nostra coscienza. Non soltanto possiamo cogliere il “fatto” che ci sono le cose: possiamo anche andare oltre e percepire che ad ogni fenomeno corrisponde un vissuto interiore del tutto originale. La realtà è per noi e noi siamo per la realtà. Il filtro insopprimibile che ci permette di realizzare questa conoscenza essenziale è la nostra “coscienza”, che ad ogni originale vissuto, ci fa essere anche consapevoli della presenza costante, sempre svelta, del nostro “io” personale (12) .

Tutto quello che finora abbiamo accennato ci serve per comprendere il contesto con il quale Edith Stein entrò in contatto appena arrivata all'Università di Gottinga, nel 1913. Infatti, lei era in ricerca. Voleva aprirsi, uscire da se stessa e dal suo mondo interiore e “spalancare” la sua coscienza, spinta da un cuore assetato di verità.

La Stein si era appena separata dai suoi per lanciarsi in un scelta di vita – essere filosofa – ancora non del tutto chiara, anche se molto ferma. Che cosa la muoveva? É difficile capirlo nel dettaglio, però il contatto con una nuova atmosfera universitaria ed intellettuale, l'apprendimento del metodo filosofico di Husserl e la successiva applicazione alla propria ricerca personale sono stati decisivi per lo sviluppo della sua personalità.

In questo senso molto importante, anzi direi fondamentale, è stato il contatto con delle ottime personalità – molti di essi fenomenologi – che l'hanno influenzata per i loro modelli e stili di vita. Ne abbiamo un esempio nel suo confronto con Scheler . Diceva la Stein: «Per me, come per molti altri, la sua influenza in quegli anni acquistò importanza anche al di là dell'ambito filosofico. Non ricordo in quale anno Scheler sia rientrato nella Chiesa Cattolica. Non doveva essere da molto. In ogni caso, in quel periodo, aveva molte idee cattoliche e sapeva divulgarle facendo uso della sua brillante intelligenza e abilità linguistica. Fu così che venni per la prima volta in contatto con un mondo che fino ad allora mi era stato completamente sconosciuto. Ciò non mi condusse ancora alla fede, tuttavia mi dischiuse un campo di “fenomeni” dinanzi ai quali non potevo più essere cieca» (13) .

Per tutto questo, si può senz'altro dire che l'identificazione della Stein con il gruppo fenomenologico di Husserl fu ormai molto forte.» (14) . Persino dopo la sua conversione e il suo studio di San Tommaso e della vasta tradizione cattolica, così come nella elaborazione di un cammino filosofico proprio, lei ha sempre dato alla fenomenologia un grandissimo spazio.

Per quanto riguarda questo tema dell'identificazione della Stein alla fenomenologia, la professoressa Anna Maria Pezzela, nel suo scritto « Edith Stein fenomenologa » ci lascia un'interessante analisi: «si sono ormai riconosciute tre linee interpretative fondamentali: la prima si interessa dell'aspetto esistenziale-spirituale; la seconda tende a mettere a confronto la filosofia steiniana con quella di Tommaso, cercando spesso, nonostante alcune critiche mosse dalla filosofa all'Aquinate, di riportare E. Stein nel tomismo; ed un terzo filone che inserisce tutto l'iter speculativo steiniano all'interno del contesto fenomenologico. Dire quale di questi tre filoni riesca meglio a cogliere la personalità ed il pensiero della Stein è cosa molto difficile, anche perché in lei c'è sempre stato un incrocio persistente di rigore logico che ha risvolti concreti nel vissuto religioso; c'è in lei una unità strettissima tra questioni filosofico-metafisiche e scelte religiose che rendono molto impegnativa la lettura e l'interpretazione delle sue opere» (15).

SECONDA PARTE

Una profonda apertura alla realtà

Quindi, come vede la realtà Edith Stein? Ecco il punto centrale del nostro lavoro. Questo suo approccio percorre un cammino che parte dalla fenomenologia di Husserl, e passa per la tradizione filosofica antica e medioevale, giungendo all'apertura a Dio, alla sua conversione e successiva entrata nel Carmelo, senza, peraltro, abbandonare la stessa scia filosofica e fenomenologica.

Queste breve parole già ci permettono di intravedere la singolare capacità di apertura ed integralità compiuta dalla Stein. Una apertura che non fu soltanto filosofica, ma anche vitale. All'apertura della sua mente, che le ha permesso di cogliere nuovi aspetti della realtà; viene l'apertura ad una nuova e più profonda dimensione: la presenza di Dio nella sua anima.

1. L'apertura a se stessa e agli altri

Forse una delle prime dimensioni del reale che la Stein ha cercato di capire è quello dei rapporti umani (16) . Con una certa facilità ci si rende conto, leggendo la sua Storia di una famiglia ebrea , di questa sua grandissima capacità di “entrare” in se stessa (17) e negli altri; non soltanto per soffermarsi sugli aspetti superficiali della loro personalità, ma per andare oltre.

Questo atteggiamento vitale si è espresso filosoficamente già nel suo primo lavoro intellettuale, ossia la sua dissertazione di laurea presso l'Università di Gottinga, Il problema dell'empatia (18). Lei era convinta che quando compiamo questo particolare atto, cioè l'empatia, siamo in grado sia di essere oggettivamente consapevoli della presenza di un altro essere umano che ci si presenta, sia di “vivere”, nella misura del possibile e sempre analogicamente, il loro vissuto. (19)

Questa speciale presenza dell'altro dentro di noi ci permette anche di conoscerci di più. Diceva la Stein nel suo il problema dell'empatia : «risulta così anche quale significato rivesta la conoscenza della persona estranea ai fini della nostra “autoconoscenza”. Essa non solo c'insegna a porci come oggetto di noi stessi, ma porta a sviluppo, in quanto empatia di “nature affini”, quel che in noi “sonnecchia”, e perciò ci rende chiaro, in quanto empatia di strutture personali diversamente formate, quel che non siamo e quel che siamo in più o meno rispetto agli altri» (20) .

Proseguendo in questo esercizio di “empatia”, si può percepire l'importanza della dimensione comunitaria e solidale dell'essere umano come tale.

Anche su questi aspetti, la Stein ci ha fornito interessanti analisi. La consapevolezza di essere parte di un insieme, di una comunità di persone, e della necessità che ciascuno compia responsabilmente il suo ruolo era molto caratteristico del pensiero della Stein (21); ciò si può verificare nei suoi lavori sullo Stato, sul ruolo delle donne nella società e sull'importanza della formazione e della pedagogia.

Anche le sue ricche riflessione sulla storia e sulla letteratura erano permeati da questi sentimenti. Diceva la Stein: «Questo amore per la storia non significava per me un pura e semplice immersione romantica nel passato; ad esso era strettamente collegata un'appassionata partecipazione agli avvenimenti politici presenti come divenire storico ed entrambe le cose scaturivano da un senso di responsabilità sociale insolitamente forte, da un sentimento di solidarietà con tutta l'umanità, ma anche con la comunità più prossima» (22) .

2. L'apertura alla natura che ci circonda

Accanto a questa particolare apertura a noi stessi e agli altri, c'è l'apertura alla natura che ci circonda. Esiste un'enorme quantità di fenomeni “naturali” che ci si mostrano e che meritano, secondo la Stein, un'adeguata riflessione, soprattutto per uscire fuori dello schema positivista delle scienze della natura del suo tempo. Diceva la Stein: «È bene tenere presente, inoltre, che le affermazioni che andremo a fare non sono una “descrizione della natura”, cioè non sono una descrizione della natura reale, esperita e posta come realtà, piuttosto sono una descrizione del fenomeno della natura, di ciò che appartiene in modo insopprimibile al vissuto della natura». (23)

Le “cose naturali” non erano, per la Stein, una realtà meramente fattibile. Esse provocano costantemente la nostra coscienza, sono strutturalmente aperte a noi. Non possiamo mai aprire gli occhi senza renderci immediatamente conto della loro presenza reale.

Sebbene sono realtà esterna a noi, che hanno certamente una loro consistenza (24) , non vanno mai separati dalla nostra coscienza. Per questo si può anche sostenere che la “natura” è per noi. Infatti, sul problema di questa “reciprocità” (natura oggettiva – coscienza soggettiva), Edith Stein ha anche lavorato, lasciandoci interessanti spunti per ulteriori studi sul rapporto tra «idealismo» e «realismo» (25). Più di una volta si vede, qui, il suo atteggiamento aperto ed integrale, soprattutto nel confronto di Husserl con il realismo classico.

Dunque, possiamo dire, fin d'allora, che lo sguardo fenomenologico e profondamente aperto di Edith Stein aveva abbracciato tre vastissimi territori del reale: (I) la ricerca su una più profonda conoscenza di se stessa; (II) l'apertura costante agli altri; (III) la ricerca di una maggior comprensione delle “cose naturali”. Lo sguardo all'altro (che è “come” me) e quello agli oggetti della natura sono lo stesso (uno sguardo aperto e di tipo fenomenologico), però i vissuti che ci sono attivati ci rivelano non soltanto la loro fondamentale ed originale differenza ma anche la ricchezza interna del nostro “io”, sempre svelto, sempre capace di discernere e di avvicinarsi ad essi.

3. L'apertura alla realtà di Dio

La sincera apertura alla realtà, tale e quale essa si presentava, ha permesso alla Stein di andare oltre. La sua sete di verità si compie nell'incontro decisivo con Dio e nell'apertura alla fede cattolica. Un'apertura che certamente era già spinta dal metodo fenomenologico, come sopra avevamo segnalato, ma che non era rimasta soltanto come mera apertura intellettuale (26) .

La sua amicizia con alcune persone cristiane, che vivevano sinceramente la loro fede, la lettura “aperta” della vita di Santa Teresa di Gesù, così come la sua grande inclinazione alla profondità interiore – luogo privilegiato di incontro con Dio – l'hanno sicuramente aiutata ad aprirsi a questo incontro definitivo con Dio.

Un incontro che si è realizzato nel profondo dell'anima; cioè in quella particolare “stanza” dove Dio ci aspetta (27) . Diceva la Stein: «L'anima umana come spirito e come immagine di Dio ha il compito di recepire, conoscere e amare l'intera creazione, di comprendere in ciò la sua vocazione e di realizzarla adeguatamente. Alla strutturazione graduata del mondo creato corrispondono le dimore dell'anima: essa va considerata prendendo le mosse da una profondità diversa. E se la dimora più intima è riservata al Signore della creazione, è anche ovvio che solo muovendo dalla profondità ultima dell'anima, quasi dal centro del Creatore, si dovrà ricavare un quadro veramente adeguato della creazione: non certo ancora un quadro onnicomprensivo, come quello proprio di Dio, ma sempre un quadro esente da deformazione. Così rimane assodato quello che la Santa ha additato assai chiaramente: che rientrare in sé significa avvicinarsi gradualmente a Dio» (28) .

In questo senso, anche se religiosa, anche se consacrata alla preghiera e alla meditazione, la Stein non aveva mai abbandonato il suo mestiere di filosofa (29), come nella nostra introduzione avevamo accennato. L'apertura esistenziale a Dio si è espressa, allora, in un modo cristiano di fare filosofia, dove l'apertura e l'integralità si fanno molto presenti.

Diceva la Stein: «la filosofia pura, intesa come scienza dell'ente e dell'essere nei loro fondamenti ultimi, è qualcosa di essenzialmente incompiuto, anche nel più alto grado pensabile di compimento, per quanto lontano possa giungere la ragione umana. Essa è anzitutto aperta alla teologia e può essere da questa integrata» (30).

Tutto questo si vede in un modo assai evidente nel suo capolavoro, L'Essere Eterno e l'essere finito . L'integrazione tra fede e ragione, tra filosofia e teologia è possibile e non vedremo mai in lei, dopo la sua conversione e successiva entrata al Carmelo, un'arbitraria separazione tra queste «due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità» (31) .

TERZA PARTE

L'atteggiamento integrale del suo pensiero

Per quanto riguarda il suo metodo personale di fare filosofia, precedentemente ne avevamo fatto qualche accenno. L'atteggiamento aperto ed integrale è così presente che, nella età matura del suo pensiero, non vedremo mai una radicale opposizione tra vita e pensiero.

Questo è, senz'altro, già un grandissimo esempio di integrazione che merita essere preso come modello per una filosofia per il nostro tempo. Anche l'elemento esistenziale della fede non è dimenticato. La Stein, nell'alba del secolo XX, ci ha lasciato un enorme esempio di integrazione tra fede e ragione , tra filosofia e teologia.

Volevo, allora, far risalire l'integrazione compiuta dalla Stein in altre tre aree: nella sua visione globale della filosofia; nel rapporto tra Husserl e San Tommaso; nella suo visione dell'essere umano. Ricordo che non è mio obiettivo in questo lavoro approfondire tali ambiti, ma soltanto presentarli.

1. Una filosofia integrale

Dinanzi a un contesto filosofico ormai in crisi (32) , come era già sottolineato da Husserl, la Stein propone una nuova integrazione filosofica.

Anche se essa abbraccia un vastissimo campo di indagine che ad uno sguardo ingenuo ci sembrerebbe opposto, è una “unità nella diversità”. Diceva la Stein: «Tale unità si manifesta nel fatto che ogni singola parte ha bisogno di essere completata attraverso altre e, senza tale integrazione, essa rimane enigmatica» (33) .

E nel centro di questa unità sta l'insopprimibile tema della coscienza: «Abbiamo conosciuto diversi aree di problemi filosofici scoprendo le differenti funzioni fondamentali della coscienza e gli ambiti di oggetti che vi corrispondono. Questa separazione, però, non va considerata come assoluta. In fondo la ragione è una, la coscienza è una ed indivisa e tutte le sue funzioni concorrono alla ricchezza della vita» (34) .

La filosofia, per Edith Stein, è e deve essere un'unità; autonoma sì, però sempre aperta alle dimensione più profonda del nostro spirito, dove Dio si fa presente per elevarci dove non possiamo da soli arrivare. Anche i non credenti possono, se sono onesti, arrivare a questa visione olistica della filosofia.

Diceva la Stein: «Se egli è libero da pregiudizi, come per sua convinzione deve essere un filosofo, non si schernirà certamente dal far questo tentativo» (35) .

2. L'integrazione tra Husserl e Santo Tommaso

Particolare accenno dobbiamo fare per quanto riguarda il suo tentativo di capire la visione di Husserl, il suo metodo filosofico, con quello usato da San Tommaso. Lei si era ormai convertita e, naturalmente, si era messa in contatto con una tradizione che non aveva conosciuto e che non aveva ancora valutato. Rappresenta un primo tentativo in questa direzione il piccolo schizzo la fenomenologia di Husserl e la filosofia di San Tommaso d'Aquino , nello scritto commemorativo del 70° anniversario di Husserl. In esso, la Stein mette a confronto il modo di filosofare di San Tommaso con quello di Husserl, facendo conto delle cose che lo avvicinano, così come di quelle che lo separano da lui (36).

La sua opera Potenza e Atto, scritta nel 1931, è un chiaro esempio di questo intento (37). Nella sua prefazione, diceva la Stein: «L'autrice, il cui pensiero filosofico è stato formato da Edmund Husserl, si è familiarizzata negli ultimi anni con l'universo di pensiero dell'Aquinate. Per lei, ora, è una necessità interiore lasciare che si scontrino in se stessa i differenti modi di filosofare che sono caratterizzate da entrambi questi nomi. Ella vede la strada per realizzare ciò in un'analisi oggettiva nei confronti dei concetti fondamentali tomisti. Sul metodo di quest'analisi rendo conto la stessa ricerca» (38).

Più che valutare a fondo come è stato compiuto questo confronto (39), quello che volevo evidenziare qui, innanzitutto, è questo suo atteggiamento aperto ed integrale come un esempio concreto di quello che dovrebbe rimanere sempre presente nelle odierne riflessione filosofiche. Prima di ogni giudizio, sia negativo che positivo, per quanto riguarda qualsiasi “fenomeno” che ci si mostra, dobbiamo coltivare questi atteggiamenti: un'onesta apertura e una disposizione a “riconciliare” quello che si può, per così arrivare ad una più elevata conoscenza, alla verità che tanto cerchiamo. Nessuno può pretendere di dire la verità in modo pieno. La ricerca umana è anche una ricerca comunitaria e solidale (40).

3. L'integrità dell'essere umano

Punto centrale, sempre presente, del suo pensiero è stata la tematica antropologica. È stata la riflessione sull'essere umano una delle preoccupazioni più costanti dell'indagine filosofica della Stein. Anche qui, si possono vedere degli spunti di integralità del suo pensiero. Si potrebbe dire che la sua antropologia è ormai «un'antropologia filosofica d'impostazione fenomenologica che cerca completamenti e sostegni nella tradizione metafisica antica e medievale» (41).

Collegata ad essa e così vicina l'una all'altra, va anche le riflessione fatta dalla Stein sulla pedagogia, giacché non si può pensare di educare delle persone senza avere un'adeguata conoscenza di chi è l'essere umano che si voglia educare. Antropologia e pedagogia vanno essenzialmente integrati (42).

Questa sua particolare inclinazione alla tematica antropologica scaturisce, senza dubbio, dalla formazione ricevuta in quella fenomenologica; ma, secondo me, essa è anche una forte espressione della sua inclinazione e capacità naturale per mettersi in profondo contatto con la sua interiorità e di vedere gli altri. Lei è sempre stata in ricerca di un senso alla sua vita e di risposta alle domande fondamentali; cioè chi siamo noi, da dove veniamo e verso dove camminiamo. L'incontro con Gesù Cristo le ha dato, certamente, la possibilità di realizzare un'antropologia che non soltanto facesse conto del “naturalmente” rintracciabile, ma anche del “soprannaturalmente” presente in noi (43) .

Più di una volta, l'integrazione tra filosofia e teologia, direi anzi tra le sue esperienze umana personale e i metodi filosofici da lei realizzate si evidenziano. Diceva la Stein: «Nel mio essere dunque mi incontro con un altro essere, che non è il mio, ma che è il sostegno e il fondamento del mio essere, di per sé senza sostegno e senza fondamento. Per due strade posso giungere a riconoscere l'essere eterno in questo fondamento del mio essere in cui mi incontro in me stesso; l'una è la via della fede quando Dio si rivela come l'Essente, il Creatore e il Conservatore e quando il Redentore ci dice: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna”; queste sono risposte chiare all'interrogativo concernente l'enigma del mio proprio essere» (44) .

L'essere umano, per Edith Stein, è un essere finito , ma strutturalmente aperto all'Infinito; cioè aperto all' Essere Infinito , fonte e sostegno originale e costante del nostro proprio essere. Questo “essere umano”, finito ma desideroso dell'infinito, è innanzitutto una persona (45). E come tale, possiede una struttura così profonda, così speciale, che ci fa qualitativamente differente da qualsiasi altri essere finito presente nella natura.

Sempre sulla scia della fenomenologia, Edith Stein ha rintracciato una struttura essenziale della persona umana, facendo conto di tre grande aree, tre dimensione composte di vissuti particolari; cioè il corpo , la psiche e lo spirito (46). Nucleo di queste dimensione è l'anima . Queste cosiddetti dimensioni, non sono viste come “parte”, in senso fisico, nemmeno devono essere intese separate e senza nesso alcuno tra loro. Essi sono “territori” che la nostra coscienza ci mostra e che, insieme con la nostra anima, conformano l'essere umano in quanto tale.

Diceva la Stein: «La personalità umana, osservata come un tutto, ci si presenta come un'unità di caratteristiche qualitative formata da un nucleo, da un principio formativo. Essa è costituita da anima, corpo e spirito, ma l'individualità si imprime in modo del tutto puro, privo di qualsiasi commistione, soltanto nell'anima. Né il corpo vivente materiale, né la psiche intesa come unità sostanziale di ogni essere sensibile e psico-spirituale, né la vita dell'individuo sono determinati integralmente dal nucleo» (47) .

Ciononostante, come si vede sopra, anche se possiamo compiere questa essenziale integrazione strutturale, l'essere umano è un individuo unico e non può essere mai ridotto ad una mera uniformità arbitraria. Non c'è nessun essere umano assolutamente uguale l'uno all'altro. L'originalità e l'individualità presente nell'essere umano, anche se integrate ad un struttura essenziale comune, è caratteristica dell'antropologia della Stein.

Conclusione

Abbiamo, quindi, cercato in questo breve lavoro di far emergere alcuni spunti nei quali l'apertura e l'integralità nella vita e nel pensiero della Stein sono chiaramente ravvisabili. Tramite questi particolari atteggiamenti, la Stein aveva compiuto un largo processo di sviluppo umano e filosofico, in cui molti fattori hanno contribuito, portandola all'incontro definitivo con la Verità.

Insomma, come vede la realtà Edith Stein? Mi permetto di dire, tenendo conto di tutto quello che sopra abbiamo accennato, così come della forte presenza della Croce di Gesù e del tema della Riconciliazione nella sua vita e spiritualità, che per lei la realtà è cruciforme .

Voglio dire: la realtà è conformata da una dimensione orizzontale – che si compie nell'apertura sincera e “spalancata” a (I) se stessa, (II) agli altri e (III) alla natura che ci circonda – e da una dimensione verticale ; che si verifica nell'apertura dell'anima (IV) a Dio. Due dimensioni che si intrecciano in una unica persona; due dimensione che non sono mai separabile l'una dell'altra.

Edith Stein aveva capito che non c'è cristianesimo senza Croce ; che il vero sviluppo della persona sta nella sua totale apertura a Dio e che questa stessa apertura non si oppone alla legittima autonomia del mondo naturale. Non c'è opposizione tra dispiegamento umano e obbedienza al Piano di Dio.

Lei ci ha mostrato con la sua vita e il suo pensiero che la perfezione della vita umana sta nella santità e nella conformazione a Cristo Crocifisso. Così facendo, l'essere umano, finito ma aperto all'infinito, cammina verso quello che di più essenziale c'è nella vita umana: stabilire un eterno rapporto con la Verità.

«Gli occhi del Crocefisso ti fissano
interrogandoti, interpellandoti.
Quale sarà la tua risposta?
“Signore, dove andare?
Tu solo hai parola di vita.
Ave crux, spes unica » (48) .

Bibliografia

1. Fonti

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––– , Storia di una famiglia ebrea , Città Nuova, Roma 1999.

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––– , Potenza e Atto , Città Nuova, Roma 2003.

2. Studi

Angela Ales Bello , Edith Stein. Invito alla lettura , Ed. San Paolo, Roma 1999.

Angela Ales Bello ; L'universo nella coscienza. Introduzione alla fenomenologia di Edmund Husserl, Edith Stein, Hedwig Conrad-Martius , Edizioni ETS, Pisa 2003.

Angela Ales Bello , Edith Stein. La passione per la verità », Edizione Messaggero Padova, Padova 2003.

André Dartigues , La fenomenología , Herder, Barcelona 1975.

Anna Maria Pezzela , Edith Stein fenomenologa , Pontificia Università Lateranense, Roma 1995.

Anna Maria Pezzela , L'antropologia filosofica di Edith Stein. Indagine fenomenologica della persona umana , Città Nuova, Roma 2003.

Luis Fernando Figari , Páginas de Fe , «Mártir de la Reconciliación», Vida y Espiritualidad, Lima 2000.

Patrizia Manganaro, Verso l'altro, l'esperienza mistica tra interiorità e trascendenza , Città Nuova, Roma 2002.

Roger Verneaux, Historia de la Filosofia Contemporánea , Herder, Barcelona 1989.

Giovanni Paolo II , Enciclica Fides et Ratio. Circa il rapporto tra fede e ragione (1998).

Concilio Vaticano II , Costituzione Pastorale Gaudium et Spes . Sulla Chiesa nel mondo contemporaneo .

Notas

1.«La mia sete di verità era una preghiera continua» (Teresa Renata de Spiritu Sancto, Edith Stein , tr. it., Morcelliana, Brescia 1959, p. 12). [Regresar]

2.Per quanto riguarda questo tema della «riconciliazione» in Edith Stein, si può vedere il breve saggio «Mártir de la reconciliación» in Luis Fernando Figari , Páginas de Fe , Vida y Espiritualidad, Lima 2000, pp. 76-81. [Regresar]

3. In questo senso, è interessante vedere questa testimonianza da lei scritta mentre faceva l'infermiera durante la Prima Guerra mondiale: «Com'è naturale, all'ospedale sentivamo talvolta espressioni antisemite. Suse provava una vera e propria invidia nei miei confronti, quando in quei casi potevo dire che io ero ebrea. (Suscitando sempre grande stupore, perché nessuno mi riteneva tale).» ( Edith Stein , Storia di una famiglia ebrea , Città Nuova, Roma 1999, p. 312). Questo brano è veramente interessante perché in esso la Stein ci parla come infermiera tedesca, solidale con i suoi amici tedeschi che sono in guerra ma che, allo stesso tempo, si riconosce legata alle sue radici ebree. [Regresar]

4.Con questa espressione – atteggiamento integrale – voglio far riferimento: (I) alla capacità d'integrare, di conciliare, sulla base della verità oggettiva, distinti elementi in un insieme organicamente strutturato; (II) lo sguardo amplio, totalizzante, olistico della realtà. [Regresar]

5.Diceva la Stein: «non per niente ci veniva continuamente raccomandato di considerare ogni cosa con occhio libero da pregiudizi, di gettare via qualsiasi tipo di “paraocchi”» ( Edith Stein , Storia di una famiglia ebrea , Città Nuova, Roma 1999, p. 238). [Regresar]

6.«Straordinaria figura femminile del nostro tempo, Edith Stein racchiude nella sua personalità semplice e complessa ad un tempo aspetti che normalmente sono ritenuti contraddittori» ( Angela Ales Bello , Edith Stein. Invito alla lettura , Edizioni San Paolo, Roma 1999, p. 7). [Regresar]

7.Edmund Husserl (1859-1938), nato a Prossnitz in Moravia, di famiglia ebrea. [Regresar]

8.Infatti, la fenomenologia di Husserl nasce all'interno di un forte contesto positivista, naturalista, dove l'uomo era addirittura visto come una “cosa” in più e basta. La stessa psicologia si stava sviluppando sotto questo approccio di indirizzo positivista. [Regresar]

9.«Husserl procede sulla via di una ricerca essenziale e in questa direzione condivide la necessità, in fondo sempre sottolineata nella storia della filosofia occidentale, di un cambiamento di prospettiva che consenta di passare da un atteggiamento acritico di accettazione passiva ad uno vigile di consapevolezza» ( Angela Ales Bello ; L'universo nella coscienza. Introduzione alla fenomenologia di Edmund Husserl, Edith Stein, Hedwig Conrad-Martius , Edizioni ETS, Pisa 2003, p. 20). [Regresar]

10. La parola “eidetica” deriva dalla parola greca “ eidos ” che vuol dire, nel pensiero antico, “ quello che ho visto ”, ma non con gli occhi dei sensi, bensì con quelli dello spirito. Quindi, parliamo della “ essenza ” delle cose. [Regresar]

11. “Fenomeno”, appunto, per la fenomenologia di Husserl non viene inteso come “ quello che ci appare ”, in senso kantiano, ma è piuttosto “ quello che ci si mostra ”, con maggiore accentuazione al carattere “ intenzionale ” della nostra capacità conoscitiva. Sappiamo che Husserl ha guadagnato questa importante nozione d'intenzionalità dal suo ricco contatto con il pensatore e psicologo austriaco F. Brentano . Insomma, il “fenomeno” non è una produzione dalla nostra mente, ma è una realtà che ci si mostra dal di fuori ma che allo stesso tempo va strettamente collegata alla nostra coscienza, evitando così di cadere in una sorta di “realismo ingenuo”. [Regresar]

12.Da questa esperienza si passa, poi, al compimento della cosiddetta “ riduzione trascendentale ”, dove si osserva una struttura essenziale di ogni vissuto umano; cioè, un dato fenomeno, collegato ad una “coscienza pura” e ad un “io puro”. [Regresar]

13. Edith Stein , Storia di una famiglia ebrea , cit., p. 237-238. [Regresar]

14.Diceva la Stein: «È un lungo cammino quello che percorsi da quel giorno di aprile del 1913, nel quale per la prima volta mi recai a Gottinga, al marzo 1921 quando vi tornai, incontro alla decisione più importante della mia vita. La cara Gottinga! Penso che solo coloro che hanno studiato là negli anni tra il 1905 e il 1914 – la breve fioritura della scuola fenomenologica di Gottinga – può capire che cosa risuoni in questo nome per noi» ( Edith Stein , Storia di una famiglia ebrea , cit., p. 218). [Regresar]

15.Anna Maria Pezzela, Edith Stein fenomenologa, Pontificia Università Lateranense, Roma 1995, p.95. [Regresar]

16.«Noi essere umani ci troviamo sempre in rapporti reciproci e se vogliamo capire che cosa è una persona, non dobbiamo tralasciare i rapporti che essa intrattiene con gruppi di persone» ( Edith Stein, Introduzione alla filosofia , Città Nuova, Roma 2001, p. 147). [Regresar]

17.«Questo era ciò che abitualmente i miei familiari potevano osservare in me. Ma nel mio intimo c'era un mondo nascosto. Tutto ciò che vedevo e sentivo durante il giorno veniva interiormente trasformato» ( Edith Stein, Storia di una famiglia ebrea, cit., p.68). [Regresar]

18.«Innanzitutto si deve osservare che ci sono due modi per fare esperienza delle persone umane: quella dell'esperienza di sé e dell'esperienza dell'altro; esamineremo ognuna di per sé e poi si metterà in luce quando e dove esse si intrecciano e forse è necessario che si completino» (Edith Stein, Introduzione alla filosofia, cit., p. 197). [Regresar]

19.Diceva la Stein: «non posso mai sentire o vedere l'impulso interno dell'altro essere vivente, né posso compierlo allo stesso modo e possederlo coscientemente. Posso intuire questo processo vitale colto in modo vuoto, anche se con un coscienza presentificante. Definiamo questa coscienza presentificante (in accordo con un'espressione tradizionale ma senza l'appoggio di una alcuna teoria esistente sull'esperienza della vita interiore dell'altro) empatia , ed ora vogliamo sottoporla ad una analisi più approfondita». (Edith Stein, Introduzione alla filosofia, cit., p. 199). [Regresar]

20.Testo citato dalla dispensa della professoressa P. Manganaro , corso “Filosofia e Mistica”, e preso da Edith Stein, Il problema dell'empatia , tr. it., Studium, Roma 1998. [Regresar]

21.Un esempio di questa sua coscienza solidale e comunitaria si può trovare, per esempio, in questa piccola testimonianza, sempre nella sua storia di una famiglia ebrea , quando Edith Stein spiega alla sua madre il suo desiderio di andare al servizio nell'ospedale militare di Mahrisch-weisskirchen : «Per quanto riguarda mia madre, mi scontrai con una violenta resistenza. Non le dissi che si trattava di un ospedale per le malattie infettive. Lei probabilmente sapeva che non sarebbe riuscita a farmi cambiare di idea, prospettandomi eventuale pericoli per la mia vita. Perciò, come deterrente estremo, mi disse che tutti i soldati tornavano dal fronti con i pidocchi e anch'io non avrei potuto difendermi da quelli. Questo era certamente un flagello del quale avevo molta paura, ma se la gente era costretta a soffrire giù nelle trincee, perché io dovevo stare meglio di loro?» (Edith Stein, Storia di una famiglia ebrea, cit., p. 291). [Regresar]

22.Edith Stein, Storia di una famiglia ebrea, cit., p. 173. [Regresar]

23.Edith Stein, Introduzione alla filosofia, cit., p. 53. [Regresar]

24.«Indichiamo con sostanzialità il fatto che la cosa della natura sia fondata in se stessa, che abbia un proprio stato fisico, resistente a qualsiasi cambiamento e dal quale dipendono tutti i propri cambiamenti. Chiamiamo causalità , invece, il fatto che nella natura ogni processo è causato all'interno di un contesto globale, che ogni cambiamento ha una “causa” e che non si autoproduca, senza provocare altri “effetti”» (Edith Stein, Introduzione alla filosofia, cit., pp. 58-59). [Regresar]

25.«Dobbiamo quindi discutere due questioni: 1. È pensabile una coscienza a cui non corrisponda alcuna natura? 2. È pensabile una natura a cui non corrisponda alcuna coscienza?» ( Edith Stein , Introduzione alla filosofia , cit., p. 110). [Regresar]

26.«Vorrei affermare che, pensando , si deve giungere a questa conseguenza deduttiva e cioè che nel semplice dato di fatto dell'essere è dato il fondamento per una dimostrazione di Dio. Con ciò non è ancora detto che la certezza dell'esistenza dell'essere assoluto sia presente immediatamente nel semplice dato di fatto dell'essere. Io ho questa certezza nell'attimo in cui credo . Lì mi aggrappo al sostegno assoluto e mi sento da ciò sostenuto» ( Edith Stein , Potenza e Atto , Città Nuova, Roma 2003, p. 67) [Regresar]

27.«Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20). [Regresar]

28.Edith Stein , Natura, Persona e Mistica . Per una ricerca cristiana della verità , Città Nuova, Roma 2000, p. 140-141. [Regresar]

29.«Dopo la sua conversione al cattolicesimo, allora, la giovane filosofa Edith Stein continua la sua ricerca intellettuale allargando gli orizzonte speculative e fissando l'attenzione sul modo in cui l'essere umano raggiunge la conoscenza di Dio. Non si tratta di rinnegare la precedente formazione filosofica, ma di orientarla verso nuove tematiche che bene si accordano con l'analisi dell'interiorità già condotta nella prospettiva fenomenologica» ( Angela Ales Bello , Edith Stein. Invito alla lettura », cit., p. 9). [Regresar]

30.Edith Stein , Essere finito e Essere Eterno , Città Nuova, Roma 1998, introduzione, par. 4, pp. 64. [Regresar]

31.Fides et Ratio , proemio. [Regresar]

32.« Puede decirse que toda la vida filosófica de Husserl, desde la Filosofia de la aritmética (1891) hasta las conferencias acerca de la Crisis de las ciencias europeas (1935), viene dominada por el sentimiento de una crisis de la cultura. Cabe pues afirmar, con Merleau-Ponty, que la fenomenología ha nacido de una crisis, y también sin duda que esa crisis es todavía la nuestra. “La fenomenología se ha presentado desde sus inicios como un intento de resolución de un problema que no es el de una secta: se planteaba ya desde 1900 a todo el mundo, y aún hoy se plantea. El esfuerzo filosófico de Husserl, en efecto, está destinado en su espíritu a resolver simultáneamente una crisis de la filosofía, una crisis de las ciencias del hombre y una crisis de las ciencias a secas, crisis de las que no hemos salido todavía” (M. Merleau-Ponty, Les sciences de l'homme et la phenomenologie, C.D.U., París, p. 1)» ( André Dartigues , La fenomenología , Editorial Herder, Barcelona 1975, p. 16). [Regresar]

33.Edith Stein , Introduzione alla filosofia , cit., p. 43 [Regresar]

34.Edith Stein , Introduzione alla filosofia , cit., pp. 42-43 [Regresar]

35.Edith Stein , Essere finito e Essere Eterno , cit., pp. 64-67. [Regresar]

36.«Husserl e Tommaso sono profondamente convinti che un logos agisce in tutto ciò che esiste, e che la nostra conoscenza è in grado di scoprire progressivamente una parte e ancora una parte di questo logos , se essa procede secondo la regola di una rigorosa onestà intellettuale. A proposito dei confini che sono posti a tale processo di scoperta del logos , si separano indubbiamente le concezioni dei due pensatori» ( La ricerca della verità. Dalla fenomenologia alla filosofia cristiana. La fenomenologia di Husserl e la filosofia di San Tommaso d'Aquino, Città Nuova , Roma 1993, p. 63). [Regresar]

37.«Facendo un passo indietro rispetto all'opera fondamentale della Stein, esempi di straordinaria integrazione fra la fenomenologia husserliana e la posizione tomasiana sono i due libri che precedono la stesura di Essere finito e Essere Eterno e cioè La struttura della persona umana e Potenza e Atto . Si potrebbe dire che lo sfondo realistico della posizione husserliana viene messo in evidenza in queste ricerche in cui si attua una sintesi geniale fra le due posizioni» ( Angela Ales Bello ; L'universo nella coscienza. Introduzione alla fenomenologia di Edmund Husserl, Edith Stein, Hedwig Conrad-Martius , cit., p. 122). [Regresar]

38.Edith Stein , Potenza e Atto , cit., p. 53. [Regresar]

39.«Come si può notare, allora, l'allontanamento di Edith Stein dal Maestro non è determinato dal fatto che ella condivide l'accusa di idealismo; in realtà è proprio il saggio dedicato al confronto fra Husserl e Tommaso d'Aquino che fornisce la chiave per comprendere la sua nuova direzione di indagine. Ciò che distingue fondamentalmente la fenomenologia husserliana e la filosofia tomista è la visione “antropocentrica” della prima e quella “teocentrica” della seconda» ( Angela Ales Bello , « Edith Stein, la passione per la verità », Edizione Messaggero, Padova 2003, p. 21). Un altro interessante commento: «Si può osservare che l'operazione teoretica compiuta da E. Stein consiste nell'ancorare sia il tema dell'essenza sia i risultati dell'analisi fenomenologica della soggettività nel grande sfondo metafisico dell'essere» ( Angela Ales Bello ; L'universo nella coscienza , cit., p. 122). [Regresar]

40.«Si può così vedere che i termini del problema vanno progressivamente completandosi. L'uomo, per natura, ricerca la verità. Questa ricerca non è destinata solo alla conquista di verità parziali, fattuali o scientifiche; egli non cerca soltanto il vero bene per ognuna delle sue decisioni. La sua ricerca tende verso una verità ulteriore che sia in grado di spiegare il senso della vita; è perciò una ricerca che non può trovare esito se non nell'assoluto. Grazie alle capacità insite nel pensiero, l'uomo è in grado di incontrare e riconoscere una simile verità. In quanto vitale ed essenziale per la sua esistenza, tale verità viene raggiunta non solo per via razionale, ma anche mediante l'abbandono fiducioso ad altre persone, che possono garantire la certezza e l'autenticità della verità stessa. La capacità e la scelta di affidare se stessi e la propria vita a un'altra persona costituiscono certamente uno degli atti antropologicamente più significativi ed espressivi» ( Giovanni Paolo II , Fides et Ratio , 33). [Regresar]

41.Angela Ales Bello , L'universo nella coscienza. Introduzione alla fenomenologia di Edmund Husserl, Edith Stein, Hedwig Conrad-Martius , cit., p. 125). [Regresar]

42.La professoressa Anna Maria Pezzella commenta: «L'interesse della Stein, invece, per l'antropologia nasce dall'esigenza di una filosofia dell'educazione, la quale non è pensabile senza un'adeguata e preliminare indagine sull'essere umano. È assurdo poter pensare ad un intervento educativo senza prima conoscere come sia fatto il soggetto dell'azione formativa». ( Anna Maria Pezzela , L'antropologia filosofica di Edith Stein. Indagine fenomenologica della persona umana , Città Nuova, Roma 2003, p. 23). [Regresar]

43.«In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo» ( Concilio Vaticano II , Costituzioni Pastorale Gaudium et Spes , 22). [Regresar]

44.Edith Stein , Essere finito e Essere Eterno , cit., cap. II, par. 7. [Regresar]

45.Per quanto riguarda il suo approccio al concetto di “persona”, un interessante esempio si vede qui: «persona è un soggetto di una vita egologica attuale, che ha un corpo vivente ed un'anima, con qualità corporee e spirituali, in modo particolare è dotato di un carattere e che, dunque, sviluppa le sue qualità sotto l'effetto di circostanze esterne ed in tale sviluppo dispiega un'inclinazione originaria» ( Edith Stein , Introduzione alla filosofia , cit., p. 148). [Regresar]

46.Questa visione “triadica” dell'essere umano era già da tempo menzionata dall'Apostolo San Paolo e di alcuni Padre della Chiesa. Diceva l'Apostolo Paolo: «Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Tes 5, 23). [Regresar]

47.Edith Stein , Psicologia e scienze dello spirito , Città Nuova, Roma 1999, p. 254. [Regresar]

48.(esaltazione della Croce, 14 settembre 1939). Frasi celebri di Edith Stein , preso da Edith Stein. invito alla lettura di Angela Ales Bello; p. 85).[Regresar]

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